Le madri non dormono mai: il cantico degli ultimi di Lorenzo Marone

L’ultimo libro di Lorenzo Marone, Le madri non dormono mai (Einaudi, 2022), non racconta una storia, non è il romanzo inteso nella sua forma classica di tempi e spazi abitati da personaggi che crescono con lo scorrere delle pagine.

In questo libro c’è una narrazione documentaria, fatta per nomi: i nomi dei protagonisti che danno titolo ai brevi capitoli, si susseguono come ombre senza corpo. Abitanti di un carcere speciale, sono stati tolti dal mondo – per colpa o per mestiere – e collocati in uno spazio senza luogo.

Siamo in uno degli istituti di detenzione ICAM, dove le donne incarcerate possono tenere i figli piccoli con loro; non si tratta di un carcere come gli altri, poiché mantenendo uniti i figli con le madri (com’è giusto che sia) costringe però quelli a scontare la pena di una colpa che non li riguarda. L’innocenza, quella vera che hanno tutti i bambini per nascita, viene dissolta dalla condizione di figli di un detenuto.

Uno spazio in cui si cerca di non far capire ai piccoli lo stato di privazione nel quale si trovano: le celle sono come minuscoli appartamenti con il letto e la cucina, gestiti in semiautonomia dalle mamme; i piccoli giocano in cortile tutti insieme e hanno la possibilità di crescere come tanti fratelli; alcune guardie penitenziarie diventano educatori e assumono un ruolo fondamentale per la convivenza tra queste insolite famiglie; la psicologa e le associazioni esterne si pongono come contatti necessari per imparare la fiducia.

Sì, perché il libro di Lorenzo Marone ci racconta proprio questo, l’esercizio complesso e delicatissimo del fidarsi – e dell’affidarsi – che è proprio di tutte le vite, quelle libere e quelle limitate: lo sforzo che intende fare l’autore con questa fotografia del reale, sta proprio nel mettere in parallelo le vite opposte, mostrandoci come la libertà sia una condizione interiore e solo marginalmente fisica; quanto si faccia fatica a chiedere aiuto e a fuggire dalla propria condizione di infelicità anche nel mondo esterno (in parte come ci ha narrato il film di Leonardo Di Costanzo, Ariaferma, la struggente profondità del rapporto umano detenuto-guardia).

Imparare la fiducia. Ma come si fa? Soprattutto se la vita non ti ha dato nulla, se sei cresciuto in un rione senza futuro – non a caso una dei protagonisti in un colloquio con la psicologa le sottolinea come la speranza (e anche la fiducia) risulti facile ai ricchi, a chi sta senza pensieri – e dunque fa fatica anche solo a piangere davanti agli altri, perché in perenne guerra, in una battaglia contro tutti, in cui chi mostra le proprie fragilità ha perso.

Proprio per queste ragioni, tra le pagine di questo libro, si scopre che la detenzione può salvare, che può aprire ad una svolta soprattutto nelle madri che in quei figli sfortunati hanno la loro unica possibilità di rivincita. Diego, Melina, Jennifer, Gambo, Adamu sono alcuni dei piccoli ospiti della struttura, di cui non seguiamo le sorti (di questo va fatto merito all’autore, perché così facendo sceglie di non chiudere con lieti fine retorici), gli adulti devono alla maturità anticipata di questi moltissimo.

Ma questa lettura permette anche un’altra riflessione: si è madri in tanti modi, molti dei quali non contemplano un figlio. È madre sì Miriam, mamma di Diego, ma lo è anche Greta, la psicologa del centro, che mette cura verso l’altro in uno scambio generoso di fiducia. Loro due sono le anime del libro. Due madri.

Anche questo libro, come ci ha abituato la letteratura di Marone, è mosso da un’onda di positività, di bellezza, che spesso l’autore collega al ruolo della donna. Viene da credere che la fiducia, il dare/darsi senza paura, possa migliorare le cose, anche le peggiori. È un salto nel buio, ma necessario: “c’ammà fidà”.

Francesca Attiani

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...