Vite al limite: Resti di Gianni Agostinelli

La tranquilla vita di provincia. I casolari in campagna, lo spazio verde, il ritmo lento dei passi di paese scanditi dalla ferrovia. Gli anziani a presenziarne i luoghi di vita: alimentari, bar, giardini, chiese, cimiteri.

Una vita agreste che ricorda tempi antichi, i lavori manuali che non sono mutati nei secoli.

In tutto questo silenzio, nella pace che i turisti ricercano e invidiano – quando non la prendono in giro quella vita paesana – nascono e crescono tre uomini che Gianni Agostinelli ci mostra con il suo racconto.

Massimo, Leo e Alceste, amici d’infanzia, adolescenti vicini di casa, scorrono in bici le vie sterrate che offre quella comunità umbra, sentono mordere la voglia di conquistare vette impensabili per quelle famiglie semplici. Massimo è il capobranco, il ragazzaccio che obbliga gli amici a fare ciò che non vorrebbero/dovrebbero mai fare, li “bullizza” e facendolo li tiene ancorati a sé. Leo è lo spirito solitario, quello su cui nessuno punterebbe un soldo, un incapace, un codardo che avrà per tutta la vita il modello sbagliato: Massimo. Alceste è il buono, il ragazzo che non vede mai secondi fini, che non si accorge di essere sfruttato, il lavoratore onesto e instancabile.

Tre ragazzi di famiglie povere, di stampo agricolo, che non hanno alcuna possibilità.

Crescendo, ciascuno avrà una propria parabola. Ma ciò che sembra emergere è la spietatezza che cova sotto l’insoddisfazione: uomini spesso violenti, che non hanno alcun rispetto per sé e per le donne al loro fianco, che vengono umiliati pubblicamente e che, nel frequentare la prostituzione e l’alcol, sembrano trovare gli unici svaghi.

Resti è un libro asciutto, racconta gli episodi più gravi della vita dei tre, ma senza bisogno di affrontare il sentito: come un cronista senza scrupoli, Agostinelli ci mostra parole come immagini del crimine, fredde e dirette. I sentimenti li lascia fuori dal testo, ce li butta tutti addosso a noi lettori, che leggendo riceviamo diversi pugni allo stomaco.

Il libro, uscito per le Incursioni dell’editore Italo Svevo, svela i misfatti che si celano, spesso, dietro le tendine delle case unifamiliari, nei lavori umili, nelle “brave persone”. Certo, non tutta la provincia è così: il racconto, tra le righe, parla anche di donne che si sono sacrificate per mariti e figli immeritevoli, di stranieri che insegnano la correttezza e la serietà, di genitori amorevoli.

Ma in quei gesti brutali, degli uomini che non hanno altre armi conoscitive oltre la sopraffazione, c’è tanto dell’Italia di oggi, che nasconde sotto il tappeto i propri impulsi intolleranti e misogini. Questo libro riesce a dirci, senza giri di parole e con grande acume, gli esisti dell’ignoranza e dell’abbandono.

Francesca Attiani

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